CRITICA - REVIEW

Paolo Bongianino (from Italy) received his first camera in the early sixties and since then, he never gave up looking at the world around him through the lens of his camera with curiosity and attention.

After a career in management, he decided to devote his time to photography and fine art prints.

Based on concepts from the “Fronteversismo” manifiesto by Giuseppe Siniscalchi he explores photography as a field where we can have a second image on the back, thus giving the opportunity to the works proposed to the public, on the front, to have a soul, to live a second life, allowing limiting, with the same number of printed images, the use of the resources of the planet we live on.

Bongianigo prints images on both sides, offering the audience the opportunity to have a work that actually acquires a double usability or even may have, in the hidden side.

“The image only is not enough, it must somehow move the imagination of the viewer and emotion him: only in this way I can say I realized my target when I shoot. This contemporaneity does not always happen, but it happens even more often than I can imagine. Image and emotion: this is the summary of my approach to photography.”

""Paolo Bongianino, un autore che ha sposato il “frontoversismo” in fotografia.


Compito non semplice, per il pericolo di cadere succubi dell’ovvio.

Paolo ha saputo elevare il connubio di due immagini stampate su fronte e retro, al rango di racconto concettuale, frantumando così il muro del banale.

Le sue opere raccontano della contrapposizione tra mondi bucolici, ovattati e proiettati in un’atmosfera onirica di altri tempi, che accarezzano il cuore e la memoria richiamando languide emozioni e malinconie, e realtà quotidiane di metropoli grigie, angoscianti e violente. 

Alte volte le sue fotografie contrappongono finestre o portoni nei quali la fantasia spazia libera come in una libera associazione d’idee, propria dei surrealisti.

Comunque sia, ogni opera è il frutto di un’attenta costruzione concettuale, dove nulla è lasciato al caso, anche quando il sentimento, nella sua accezione più pura, sembra prevalere in modo apparentemente acritico.

La caparbia costanza di Paolo, ci regala così delle opere uniche, che non si lasciano interpretare adottando dei parametri semplificati, come potrebbe sembrare a una prima occhiata o all’indulgenza di un pubblico superficiale.

Le sue opere, se inquadrate in una corretta esegesi, ricolmano tanto la mente come il cuore di decodificazioni ed emozioni inebrianti, che devono essere ricercate mettendo mano a parametri culturali e di sensibilità non comuni.”

di Pietro Collini